
Industria agroalimentare
Informazioni
L'industria agroalimentare occupa 470.000 lavoratori')} in Italia e rappresenta il {STR('secondo settore manifatturiero nazionale per fatturato, con oltre 190 miliardi di euro nel 2024. Il tessuto è densamente popolato da oltre 55.000 aziende, in prevalenza PMI a conduzione familiare, con grandi gruppi (Barilla, Ferrero, Lavazza, Illy, Parmalat, Granarolo, Mutti, De Cecco) e distretti storici: parmigiano-reggiano in Emilia-Romagna, prosciutti a Parma e San Daniele, vitivinicolo su tutto il territorio, ittico in Sicilia e Puglia. L'indice di incidenza raggiunge 45 infortuni per 1.000 addetti, con circa 21.000 infortuni denunciati all'INAIL ogni anno.
470 K
lavoratori in Italia
45
Indice incidenza (×1.000)
21 K
infortuni denunciati/anno
Le linee di produzione espongono gli operatori a rischi multipli e simultanei. I disturbi muscoloscheletrici costituiscono la prima causa di malattia professionale riconosciuta nel settore, generati da gesti ripetitivi, posture forzate e movimentazione manuale dei carichi (D.Lgs. 81/2008 Titolo VI, ai sensi delle norme ISO 11228). I prodotti di pulizia e disinfezione (soda caustica, acido nitrico, acido peracetico, biocidi) impongono formazione specifica sui rischi chimici ai sensi del Titolo IX del D.Lgs. 81/2008 e del Regolamento CLP.
Le celle frigorifere e i tunnel di congelamento creano zone di rischio elettrico in ambiente umido, oltre a rischio di anossia per fughe di ammoniaca (NH₃) o di CO₂, che impongono procedure di intervento in ambienti confinati conformi al DPR 177/2011. I molini per cereali, silos ed essiccatoi generano atmosfere esplosive da polveri')} regolamentate dal Titolo XI del D.Lgs. 81/2008. L'uso intensivo di carrelli elevatori semoventi e transpallet impone il {STR('patentino previsto dall'Accordo Stato-Regioni 22/02/2012 (12h carrello frontale/retrattile/transpallet, 16h telescopico/rotativo), mentre caldaie, forni e processi termici creano un rischio incendio elevato in strutture normate dal D.M. 02/09/2021.
I principali rischi da conoscere
Il D.Lgs 81/2008 (art. 37) e l'Accordo Stato-Regioni del 17/04/2025 impongono al datore di lavoro di formare lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro in funzione del ruolo e del livello di rischio aziendale, con aggiornamento periodico obbligatorio.
Il D.Lgs 81/2008 (artt. 18, 43 e 46) obbliga il datore di lavoro a designare e formare gli addetti al primo soccorso (D.M. 388/2003) e alla prevenzione incendi, lotta antincendio ed evacuazione (D.M. 02/09/2021).
Il D.Lgs 81/2008 (Titolo IX per gli agenti chimici e cancerogeni, Titolo VIII per gli agenti fisici) impone la valutazione del rischio e la formazione dei lavoratori esposti ad agenti chimici pericolosi, rumore, vibrazioni e altri agenti fisici.
Il D.Lgs 81/2008 (art. 73) e l'Accordo Stato-Regioni del 22/02/2012 richiedono un'abilitazione specifica per l'uso di attrezzature quali carrelli elevatori, gru, piattaforme di lavoro elevabili ed escavatori, con aggiornamento quinquennale.
Il D.Lgs 81/2008 (Titolo XI, artt. 287 e seguenti), che recepisce la direttiva 1999/92/CE, obbliga il datore di lavoro a classificare le zone ATEX e a formare i lavoratori che vi operano sui rischi di esplosione e sulle misure di prevenzione.
Il D.P.R. 177/2011 e il D.Lgs 81/2008 (art. 66 e Allegato IV) impongono qualificazione e formazione specifica per le attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, comprese le procedure di accesso, sorveglianza e recupero.
Il D.Lgs 81/2008 (artt. 82 e 83) e la norma CEI 11-27 richiedono che i lavori elettrici siano eseguiti da personale qualificato come PES, PAV o idoneo ai lavori sotto tensione (PEI).
Le sfide di domani...
Il settore è sottoposto a pressione normativa simultanea su sicurezza alimentare (HACCP, Reg. 178/2002) e sicurezza del lavoro. L'Ispettorato Nazionale del Lavoro intensifica i controlli sui subappalti di pulizia e sanificazione, spesso esternalizzati, imponendo il coordinamento delle attività ai sensi dell'art. 26 del D.Lgs. 81/2008. L'automazione progressiva delle linee e l'introduzione di robot collaborativi modificano i profili di competenza e impongono la riqualificazione degli operatori polivalenti.
La pressione sui margini, in un contesto di inflazione dei costi energetici e delle materie prime, non deve tradursi in una riduzione dello sforzo formativo: il costo medio di un infortunio con inabilità permanente si stima superiore a 120.000 euro per un'azienda italiana tra indennità INAIL, mancata produzione, sostituzioni e rivalse. I CCNL settoriali (industria alimentare, cooperative, artigiani) rafforzano spesso le esigenze minime di formazione e prevedono la nomina obbligatoria di RLS a partire da 15 lavoratori.
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